Il sole scendeva a picco, riflettendosi dolcemente su ognuno dei molti specchi d’acqua, creando fasci affilati che rimbalzavano sopra lo scorrere immobile. I gabbiani, gli aironi, le garzette sembravano sfruttarne la scia luminosa per attaccare le loro prede. Risalivano dal pelo d’acqua fieri e soddisfatti, pronti ad appagare il proprio appetito in volo, prima di rituffarsi nei corsi melmosi della laguna. Se proprio la sua auto lo doveva abbandonare improvvisamente, be’, era costretto a riconoscerle di aver scelto un luogo veramente magico.
Lio Piccolo, erroneamente definito isola, era in realtà un gruppo di isolotti intersecati da canali che spuntava alle spalle di Treporti, ad una manciata di chilometri da Venezia. La fine dell’estate sembrava essere stata creata per dar luce e luminosità a questo posto inusuale e incantato. Quindici chilometri di strada panoramica costeggiavano il litorale, dal quale spuntavano fiabesche le poche centinaia di metri dell’intero Lio (Lido). Da un lato, calme vasche di acqua salmastra puntellate da chiazze di terra che salivano in superficie, chiatte improvvisate dove molti limicoli sostavano prima di ripartire, alzandosi in volo per poi planare a caccia di altro cibo, altro pesce; dal lato opposto, parallele, coltivazioni di pannocchie, frumento, soia, orti coloratissimi, profumati e rigogliosi, e serre che proteggessero dagli inverni rigidi che ogni anno distruggevano il lavoro dei contadini. Un mondo quasi dimenticato, di agricoltori e pescatori. Natura antica, incontaminata, ovunque.
Doppio confine – La pista adriatica
€14.00Una rapina “pulita” a Milano accende una scia sottile che corre verso l’Adriatico. Il commissario capo Umberto Fabbri della DIA vede riaffiorare un nome già incontrato troppe volte: quello di Domenico Ciconte. Fabbri, la cui credibilità agli occhi della famiglia e dei suoi sottoposti è sempre piuttosto trasparente, segue tracce che non gridano: prenotazioni fantasma, fatture lucide come specchi. Al di là del confine c’è una catena di alberghi sulla costa istriana dove la bassa stagione lascia più domande dei turisti; al di qua c’è un tassello “minore”, un bar di provincia al margine di Gorizia, microcosmo di traffici e solitudini. Quando un omicidio interrompe ogni possibile testimonianza, il caso cambia pelle: la macro-finanza criminale si specchia nella violenza minuta dei piccoli padroni, e l’indagine diventa una corsa contro il tempo. La mappa da seguire è doppia – Milano e la costa istriana – così come doppie sono le vite di chi le attraversa. La domanda non è “chi ha sparato?”, ma chi guadagna quando nessuno sembra perdere.
