Un atterraggio dolce, dopo un volo di oltre dodici ore, e un arrivo puntuale mi proiettarono in un mondo diverso da quello italiano: ero a Taipei, capitale dell’isola di Taiwan.
L’idea era stata del direttore del giornale per il quale lavoravo nel ruolo di inviato speciale. Mi aveva convocato nel suo ufficio e senza inutili preamboli, come era solito fare, mi aveva comunicato la sua decisione camuffandola da domanda. “Vanni, che ne pensi di un viaggio a Taiwan per il Qingming Jie, il giorno dei defunti, che cade il 5 aprile?” mi aveva chiesto e, senza aspettare la mia risposta, aveva proseguito con una chiarificazione di merito: “È una delle celebrazioni più antiche, risalente a oltre duemilacinquecento anni fa, molto più sentita della commemorazione cattolica del 2 novembre”. Dopo aver posato lo sguardo sullo schermo del computer che troneggiava sulla sua scrivania, aveva proseguito fornendomi ulteriori dettagli: “Non è una festa per turisti, come potrebbe essere il Festival delle Lanterne”, aveva aggiunto, “ma prendervi parte e conoscere una tradizione che dura da più di due millenni è sicuramente un’esperienza unica”.